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Pubblicate le statistiche Istat sull’acqua 2023-2025

13 aprile 2026
In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, Istat ha pubblicato il focus sulle statistiche idriche, offrendo un quadro integrato del rapporto tra territorio, popolazione e attività economiche. Dai dati emergono forti differenze territoriali nella disponibilità della risorsa, nell’erogazione del servizio e nella pressione sul sistema idrico.
Nel 2024 in Italia sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile, il livello più basso degli ultimi 25 anni (-3% rispetto al 2022). Nonostante il calo, l’Italia resta da oltre vent’anni il Paese dell’Ue con i prelievi più elevati, davanti a Francia e Germania. Il consumo pro capite è pari a 150 m³ annui (secondo nell’Ue dopo l’Irlanda) e l’84,8% dell’acqua proviene da falde sotterranee. La riduzione dei prelievi è legata a fattori diversi: minore disponibilità di risorse, criticità infrastrutturali e razionamenti, ma anche miglioramenti locali nell’efficienza delle reti e nel monitoraggio. Nel 2024 oltre 1 milione di residenti nei capoluoghi (5,8%) ha subito razionamenti idrici, in aumento rispetto al 2023, con criticità concentrate soprattutto nel Mezzogiorno e in particolare in Sicilia. Nel 2025 il 10,2% delle famiglie (2,7 milioni) segnala irregolarità nell’erogazione domestica, soprattutto al Sud: Calabria, Abruzzo e Sicilia risultano le regioni più colpite. Inoltre, il 29,9% delle famiglie italiane non si fida a bere l’acqua del rubinetto, con valori molto più alti nelle regioni meridionali e insulari. Permangono forti squilibri territoriali: alcune regioni del Sud dipendono da trasferimenti idrici interregionali. L’agricoltura è particolarmente vulnerabile: oltre il 91% delle aziende segnala difficoltà irrigue, quota che supera il 97% nel Mezzogiorno. Le imprese più piccole risultano le più esposte. Dal punto di vista economico, nel 2023 il settore della gestione dell’acqua e delle acque reflue vale circa 15 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 6,2 miliardi (0,3% del Pil). La spesa per la gestione dei reflui ammonta a 13,5 miliardi, sostenuta soprattutto dalle imprese (71%), seguite da famiglie e settore pubblico, con una quota rilevante destinata agli investimenti.