MCE Lab pone oggi l'attenzione su una sfida cruciale per il futuro dell'edilizia: il bilancio idrico positivo. In un contesto climatico in mutamento, la capacità di trasformare gli edifici da semplici centri di consumo a sistemi circolari di gestione dell’acqua è una realtà tecnica ed economica supportata da dati concreti.
Un’analisi approfondita condotta da Aqua Italia rivela come l’adozione di sistemi di recupero e riuso delle acque in ambito residenziale rappresenti una soluzione di immediata fattibilità per i professionisti del settore, dai costruttori ai gestori di edifici. Le esperienze internazionali dimostrano che il traguardo è raggiungibile attraverso diverse strategie tecnologiche. A Las Vegas, l'adozione di sistemi di filtrazione in ricircolo e il recupero totale delle acque grigie per l’irrigazione e gli scarichi WC hanno ridefinito la gestione idrica urbana. In Danimarca, la raccolta delle acque piovane in bacini artificiali destinati a lavatrici e sciacquoni ha permesso di ridurre del 40% il fabbisogno di acqua potabile. Nel contesto residenziale italiano, i dati forniti da Aqua Italia indicano un fabbisogno idrico giornaliero pro-capite di circa 200 litri. Di questa quantità, solo il 25-30% costituirà a valle dell’utilizzo acque nere, mentre la parte preponderante, ovvero il 70-75%, confluirà nelle acque grigie. Anche se entrambe si prestano a essere trattate e riutilizzate, il recupero di queste ultime, alla luce dei volumi in gioco, si rende particolarmente interessante. La fattibilità tecnica ed economica si concentra su due fronti principali: il recupero delle acque meteoriche e quello delle acque grigie. Mentre il recupero piovano in nuovi condomini presenta un tempo di ritorno dell’investimento stimato intorno ai 15 anni, i sistemi per le acque grigie offrono scenari economici estremamente interessanti per il mercato. Secondo le analisi di Aqua Italia, per un condominio di nuova realizzazione con 50 occupanti, l’installazione di impianti di trattamento dotati di filtri degrassatori e ultrafiltrazione permette di coprire l’aliquota di usi non potabili con un ritorno dell'investimento in circa 6 anni. Questa attrattività aumenta al crescere delle dimensioni dell’edificio: in strutture con 100 occupanti, l’investimento può essere ammortizzato in soli 5 anni. Anche il retrofit su edifici esistenti risulta percorribile con un ritorno dell’investimento stimato intorno ai 10 anni, rendendo la riqualificazione idrica un driver fondamentale per l’intero comparto delle costruzioni. Tuttavia, per rendere queste pratiche uno standard diffuso, è necessario un intervento sul piano delle regole.
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