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PFAS nell'acqua potabile: rafforzati i controlli lungo la filiera idrica

27 luglio 2026
Con il D.Lgs. 102/2025, che aggiorna il D.Lgs. 18/2023 di recepimento della Direttiva (UE) 2020/2184, l'Italia ha introdotto un sistema di controllo più articolato per la gestione dei PFAS nelle acque destinate al consumo umano.
Dal 13 luglio 2026 sono diventati operativi il monitoraggio dei quattro PFAS prioritari (PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS) e i controlli sulle sostanze ADV previsti dalla normativa nazionale. Dal 13 gennaio 2027 sarà inoltre obbligatorio il monitoraggio dell'acido trifluoroacetico (TFA), con un valore di parametro pari a 10 µg/L. Il nuovo quadro normativo rafforza l'approccio basato sulla valutazione del rischio lungo l'intera filiera dell'acqua, dalla captazione alla potabilizzazione fino alla distribuzione, coinvolgendo gestori del servizio idrico, laboratori di prova, produttori di materiali e tecnologie e autorità di controllo. L'obiettivo è garantire un monitoraggio più efficace, attraverso metodiche analitiche ad alta sensibilità, strumenti affidabili e procedure in grado di rilevare contaminanti presenti anche a concentrazioni molto basse.
La normativa sottolinea inoltre l'importanza di adottare tecnologie di trattamento efficaci ma sostenibili sotto il profilo energetico ed economico, valutando non solo l'efficienza di rimozione dei contaminanti, ma anche i costi di esercizio, la manutenzione, la gestione dei residui e la continuità del servizio. L'attenzione ai PFAS non riguarda esclusivamente l'acqua potabile, ma interessa l'intero ciclo idrico, comprese le acque reflue, i fanghi di depurazione e il possibile riutilizzo delle acque trattate. Per questo motivo, il monitoraggio, la prevenzione delle emissioni alla fonte e lo sviluppo di tecnologie innovative rappresentano elementi fondamentali per ridurre l'impatto ambientale di queste sostanze persistenti. L'adeguamento ai nuovi obblighi normativi richiederà investimenti nelle infrastrutture, nei sistemi di controllo e nelle capacità analitiche dei laboratori. Parallelamente, viene ribadita la necessità di applicare il principio "chi inquina paga", affinché i costi della gestione della contaminazione non ricadano esclusivamente sui gestori del servizio idrico e sugli utenti, ma siano accompagnati da politiche di prevenzione e responsabilizzazione delle fonti di inquinamento.