Sono emersi alcuni highlight dal 4° Barometro della Costruzione Sostenibile di Saint-Gobain, basato sull’indagine internazionale condotta in 30 Paesi, su 4.800 stakeholder (professionisti e studenti del settore, membri di associazioni, funzionari pubblici) e 30.000 cittadini; per l’Italia, 160 stakeholder e 1.000 cittadini.
Sulla costruzione sostenibile l’Italia ha già fatto la sua scelta culturale: oltre metà degli operatori del settore (59%) la considera una via di creazione di valore rispetto alla costruzione tradizionale. Un dato più alto sia della media mondiale (+12 punti) sia di quella europea (+14 punti). In più, 2 stakeholder su 3 (65%) vedono la costruzione sostenibile come priorità assoluta (+6 punti sull’Europa). A contraddistinguerla dalla costruzione tradizionale sono soprattutto i concetti di efficienza energetica (54% degli operatori contro il 33% mondiale) e l’uso di materiali sostenibili (45% contro il 30%). La strada però è ancora lunga: l’85% pensa sia necessario fare di più. Per passare alla fase di attuazione gli operatori chiedono alle istituzioni regole più chiare sull’efficienza, incentivi mirati alla domanda, una spinta sulla ristrutturazione del patrimonio esistente. La costruzione sostenibile è prioritaria e genera maggior valore secondo gli operatori italiani, ma cosa occorre per portarla a sistema? Su questo l’agenda italiana è netta. Tra le azioni indicate come urgenti, il 34% degli stakeholder sceglie l’introduzione di normative per favorire l’efficientamento energetico: la stessa risposta è scelta dal 9% degli operatori globali e dal 21% di quelli europei. È il più ampio scarto positivo registrato dal Barometro su una singola voce in questa edizione. La richiesta non viene solo dal settore: anche il 27% dei cittadini italiani indica le normative sull’efficienza come priorità, contro l’8% del mondo. Diciannove punti sopra la media globale, una pressione che arriva dal basso e non solo dalla filiera. Coerentemente, il 28% degli stakeholder italiani mette al primo posto la ristrutturazione degli edifici esistenti (17% nel mondo) e il 20% chiede maggiori aiuti pubblici ai privati (11% globale).
Tre indicazioni convergenti: regole più chiare sull’efficienza, una politica di incentivi mirata al retrofit del patrimonio esistente, una stabilità di lungo periodo che permetta a famiglie e imprese di programmare gli investimenti. Gli operatori italiani mostrano un livello di maturità sulla costruzione sostenibile pari o superiore alla media internazionale, soprattutto per quanto riguarda i materiali e l’involucro edilizio. Il 62% considera fondamentali il riciclo e il riuso dei materiali, il 65% l’impiego di energie rinnovabili e a basse emissioni di carbonio e il 48% il buon isolamento dell’involucro. L’efficienza energetica è indicata dal 64%, in linea con il dato mondiale del 63%. Anche i cittadini mostrano una forte consapevolezza: il 58% associa la costruzione sostenibile soprattutto all’utilizzo di materiali sostenibili, contro il 35% a livello globale. Per guidare la transizione italiana, gli stakeholder individuano soprattutto architetti e ingegneri (59%), seguiti dalle aziende private del settore (44%) e dalle istituzioni pubbliche nazionali (39%). Rispetto alla media mondiale, emerge quindi un maggiore peso attribuito alle competenze tecniche, al settore industriale e alla governance nazionale, mentre gli amministratori locali risultano meno coinvolti: 20% in Italia contro il 30% globale.