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"Svolta green" per gli imprenditori italiani.

21 aprile 2017
Diminuzione delle emissioni, utilizzo di materiali riciclati e switch verso le energie rinnovabili. Sono solo alcune delle scelte ecosostenibili che il 72% degli imprenditori italiani stanno adottando per contribuire alla riduzione dell’inquinamento nel Pianeta, ma nono solo: i benefici percepiti riguardano infatti anche benessere in ufficio e risparmio economico sul lungo periodo.
Conlegno, in occasione dell’Earth Day che si celebra 22 aprile - dal 1970- in tutto il mondo per sensibilizzare l’umanità al rispetto dell’ecosistema in cui vive, ha pubblicato i risultati della propria indagine che ha coinvolto 150 imprenditori selezionati a campione dalle principali città italiane, per comprendere come si stanno muovendo in difesa dell’ambiente, e uno scouting di 70 testate internazionali che hanno analizzato il tema.  Se in molti si augurano che il 2017 sia l’anno della tanto agognata ripresa economica, per la maggioranza degli imprenditori italiani questo è certamente l’anno della “svolta green”.
Oltre 7 imprenditori su 10 (72%) hanno infatti affermato di aver già messo in atto, una serie di politiche ed azioni concretamente ecosostenibili in azienda, o di avviare tali procedure in breve tempo, per contenere le emissioni inquinanti. Molte le aziende che hanno adottato dei comportamenti più “green”, dai vertici fino ai dipendenti. Dalle scelte più complesse, come gli investimenti nell’innovazione dei macchinari (44%) e l’installazione di pannelli solari per generare energia pulita (37%), alle più semplici, come la raccolta differenziata in ufficio (51%) e l’abbassamento dei termosifoni (45%), sempre più realtà si sono messe all’opera per dare una mano al Pianeta. Tra i vantaggi maggiori, gli imprenditori rilevano un ambiente di lavoro più sano e sereno (87%), un risparmio economico sul medio e lungo termine (73%) e un incremento della reputazione dell’azienda in ottica CSR (62%).
Una vera e propria tendenza che coinvolge principalmente le imprenditrici rispetto ai colleghi: tra le donne infatti la percentuale sale all’80%, soprattutto nelle grandi aree industriali del Centro-Nord.

Ma quali sono questi comportamenti “green” che gli imprenditori italiani stanno per mettere in atto?
Sono sostanzialmente 5 le attività che un’azienda deve compiere per essere veramente green.  Al primo posto si pone l’obbligo in azienda di fare la raccolta differenziata (51%), oramai sdoganata nelle aree metropolitane di tutta Italia. La seconda attività riguarda invece tutti quegli accorgimenti che permettono di ridurre l’impiego d’energia, come abbassare i termosifoni o chiudere porte e finestre se è attivato il condizionamento dell’aria (45%). Il terzo step riguarda gli investimenti in macchinari e strumentazioni con classe energetica A o a minor impatto inquinante (44%). A chiudere, l’installazione di pannelli solari o altri dispositivi per generare energia pulita (37%) e l’acquisto da fornitori e produttori che dispongono di adeguate certificazioni che garantiscano la sostenibilità dei prodotti acquistati(34%).
Elementi che rappresentano evidenti segni di una sempre più sviluppata coscienza “green” e di un’attenzione verso l’ambiente che sta condizionando anche le scelte di un numero crescente di imprenditori italiani.
“La sempre più forte coscienza della necessità di rispettare l’ambiente sta influenzando anche le scelte degli imprenditori italiani” ha dichiarato Fausto Iaccheri, presidente di ConLegno, il Consorzio per la tutela del legno e del sughero.
Una tendenza che si sta concretizzando a livello mondiale, il cambiamento culturale e sociale è quindi già in atto. Basti pensare che secondo la IEA, International Energy Agency, e l’IRENA, l’International Renewable Energy Agency, grazie a innovazione e investimenti entro il 2050 si verificherà una riduzione del 70% delle emissioni di CO2 legate al settore energetico.Ma non è tutto: secondo il “New Energy Outlook 2016” pubblicato da Bloomberg New Energy Finance, nel 2040 le fonti rinnovabili copriranno il 60% del fabbisogno, donando un beneficio economico che ripagherà oltre il 60% degli 11mila miliardi di dollari investiti nei prossimi anni. La crescente attenzione alla reputazione dell’azienda in ottica Corporate Social Responsibility riveste un ruolo sempre più centrale per ben 6 aziende su 10 (62%), stimolando l’adozione di comportamenti e investimenti sostenibili.
Ad ogni modo molti imprenditori, nonostante la volontà, trovano alcune difficoltà nel concretizzare le proprie idee indirizzate verso la sostenibilità. Ad esempio il 48% ritiene che siano il Governo e le amministrazione locali a dover favorire l’investimento in nuovi macchinari e strumenti amici dell’ambiente attraverso sgravi fiscali e sovvenzioni. Il 35% degli imprenditori invece lamenta la poca collaborazione di una parte dei propri dipendenti a mettere in atto semplici accorgimenti come la raccolta differenziata e lo spegnimento totale delle luci e pc all’uscita dal lavoro, o sottolinea l’elevato costo di alcuni prodotti certificati o realizzati con materiali di recupero (22%). Difficoltà che secondo Felipe Calderon, Presidente della Commissione Globale sull'Economia e il Clima, dovranno essere superate molto presto: “Nei prossimi 15 anni il mondo ha bisogno di investire in nuove infrastrutture e nell’innovazione più di quanto abbia mai fatto – ha affermato sul Financial Times – In primo luogo, una volta per tutte, dobbiamo sbarazzarci delle distorsioni del mercato che stanno investendo in progetti ad alto contenuto di carbonio. In secondo luogo dobbiamo investire molto di più nell’innovazione, le soluzioni tecnologiche green sono più economiche e contribuiscono a ripagare i costi d’investimento. Infine, dobbiamo sviluppare una pipeline di progetti sostenibili rafforzando gli investimenti pubblici”.