Le associazioni europee della calce si sono confrontate sui principali temi legati alla competitività e alla decarbonizzazione del settore, con particolare attenzione alla revisione del sistema ETS e alla necessità di aggiornare i benchmark emissivi.
In questo contesto, la filiera italiana della calce e delle malte, rappresentata dall’Associazione CAMA, parte di Federbeton Confindustria, ribadisce l’importanza di riconoscere nella contabilizzazione del carbonio il contributo della ricarbonatazione dei prodotti a base di calce, un processo naturale attraverso cui la calce riassorbe CO₂ dall’atmosfera durante il proprio ciclo di vita, tornando a trasformarsi in carbonato di calcio. Secondo il report sviluppato dagli esperti di South Pole in collaborazione con EuLA – European Lime Association - in 14 principali applicazioni della calce, che rappresentano circa l’80% del mercato, viene riassorbito permanentemente circa il 33% delle emissioni di processo entro un anno. A livello globale, l’assorbimento stimato tramite ricarbonatazione ha raggiunto 127,86 milioni di tonnellate di CO₂ nel solo 2020. La produzione di calce è infatti considerata un settore hard-to-abate: circa il 69% delle emissioni deriva dal processo chimico di calcinazione del calcare ed è quindi tecnicamente inevitabile, mentre la restante parte è legata ai combustibili utilizzati nei forni. Nonostante questo, il settore ha già investito significativamente in efficienza energetica e utilizzo di combustibili alternativi.