Secondo i dati dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, in Italia lo sviluppo di servizi di robotaxi e robosharing potrebbe generare fino a 6,1 miliardi di euro di benefici complessivi entro il 2050, incidendo profondamente sulla sicurezza stradale e sulla configurazione stessa delle nostre città.
Un cambiamento che va oltre l’innovazione tecnologica e impatta su una nuova cultura della mobilità, sempre più orientata alla condivisione, alla rinuncia della seconda auto e all’affermazione di modelli come la mobility-as-a-service. Secondo una rilevazione dell’Osservatorio in collaborazione con Ipsos Doxa, oggi il 54% degli italiani vorrebbe utilizzare un'auto a guida autonoma, con una preferenza per gli spostamenti ripetitivi, come la tratta casa-lavoro o i tragitti urbani in condizioni di traffico intenso. L'impatto diretto della guida autonoma sarebbe sulla sostituzione della flotta professionale esistente (taxi e car sharing tradizionali) con robotaxi e robosharing più efficienti: l'eliminazione del fattore umano riduce il tasso di feriti per chilometro percorso fino al 70% rispetto ai veicoli tradizionali, mentre l'utilizzo più intensivo dei mezzi consente di soddisfare la stessa domanda di mobilità con una flotta ridotta fino a circa un terzo di quella attuale. La combinazione di questi due fattori, minor rischio per chilometro e minor numero di veicoli in circolazione, determinerebbe fino al 90% di feriti in meno nei servizi di mobilità professionale, con un beneficio economico cumulativo tra il 2028 e il 2050 stimabile a circa 168 milioni di euro e circa 3.000 feriti evitati. Il vero impatto però si manifesta soprattutto attraverso un effetto indiretto: con il progressivo aumento dell’efficienza dei servizi e la riduzione delle tariffe — la soglia di convenienza rispetto all’auto privata è intorno a 1,5 €/km — sempre più famiglie tendono a rinunciare alla seconda automobile. In un parco urbano italiano di circa 18 milioni di veicoli, questo cambiamento nelle abitudini di mobilità genera benefici su scala molto più ampia: in Italia si stima una riduzione di 41.000 tonnellate di emissioni e un costo sociale evitato pari a 5,9 miliardi di euro, ovvero il 97% dei benefici complessivi nel periodo 2028-2050. In questo scenario, la guida autonoma “a servizio” non richiede una sostituzione totale della flotta professionale, ma diventa rilevante nel momento in cui risulta sufficientemente accessibile da rendere non necessaria la seconda auto.