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Energia: Rapporto IEA 2016, le città laboratori strategici di innovazione

21 luglio 2016
Oltre la metà della popolazione mondiale e l'80% della ricchezza sono concentrate nelle città, che rappresentano i due terzi della domanda globale di energia e sono responsabili di oltre il 70% delle emissioni di CO2. Senza cambi di rotta rispetto alle politiche attuali, queste cifre sono destinate a crescere entro il 2050: la domanda di energia delle città e le emissioni di CO2 correlate aumenteranno rispettivamente del 70% e del 50%.
Sono queste le stime che emergono nell'ultimo rapporto dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) “Energy Technology Perspectives 2016”, sull'evoluzione e la diffusione delle tecnologie pulite per limitare il surriscaldamento del Pianeta ben al di sotto dei 2°C, così come stabilito alla COP 21 di Parigi. Lo studio è stato presentato per la prima volta in Italia nell'ambito del convegno “Towards sustainable urban system” organizzato da ENEA - delegato italiano per le tecnologie degli usi finali dell'energia e attuale chair del gruppo tematico “Building” dell'Energy Technology Network presso la IEA - e Ministero dello Sviluppo Economico, in collaborazione con Ministero Esteri e IEA.

Secondo le stime IEA al 2050, nelle città risiede un potenziale di riduzione delle emissioni di CO2 del 70%, con effetti positivi sulla qualità dell'aria e sulla salute; nello scenario migliore, la IEA prevede 1 miliardo di veicoli elettrici in circolazione e un uso del trasporto pubblico più che raddoppiato al 2050. L'introduzione di un mix diversificato di tecnologie energetiche nelle città consentirà di ridurre del 30% la domanda di energia primaria e del 70% le emissioni alla metà di questo secolo, diminuendo di due terzi l'intensità carbonica, ovvero le emissioni per unità di PIL. Il contributo maggiore potrebbe derivare da efficienza energetica (38%) e rinnovabili (32%). Tra le tecnologie più mature da promuovere in città, il rapporto cita i tetti solari - che da soli possono coprire fino al 32% della domanda di energia urbana pari al 17% di quella totale al 2050 -, le pompe di calore, le reti di teleriscaldamento e la valorizzazione energetica dei rifiuti, mettendo in evidenza alcuni vantaggi chiave: accessibilità, sicurezza, capillarità della fornitura (microgrid) e il ruolo attivo del cittadino come nuovo produttore e non più solo consumatore di energia, il cosiddetto prosumer.


Per quanto riguarda i singoli settori, dall'analisi IEA risulta che gli edifici sono il comparto più energivoro, così come in Italia, dove il 70% del patrimonio edilizio ha più di 40 anni. Per abbattere questi consumi del 30- 50% al 2050 l'Agenzia traccia alcuni possibile percorsi da intraprendere, come la costruzione di edifici a energia quasi zero, la riqualificazione energetica di quelli esistenti e una maggiore efficienza della climatizzazione - che attualmente rappresenta il 40% dei consumi totali di energia - a basso impatto ambientale, ma con la stessa garanzia di comfort.

Il Rapporto IEA analizza l'integrazione tra efficienza energetica negli edifici e distretti energetici di tre città e una di queste è Torino (le altre due sono Stoccolma e Qianxi in Cina), che da diversi anni sta lavorando per diventare una smart city, come sottilinea Stefano Corgnati, responsabile del Laboratorio di Analisi e Modelli Energeticidel Politecnico di Torino, che ha collaborato all'analisi ETP2016.