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Gruppo CAP presenta PerFORM WATER 2030

2 marzo 2018
Prima piattaforma di ricerca e sperimentazione in Italia nata per affrontare le sfide del sistema idrico integrato. 9 milioni di euro il budget stanziato
Otto aziende, due istituti universitari e uno di ricerca per un investimento di circa 9 milioni di euro. Si chiama PerFORM WATER 2030 ed è il nuovo progetto presentato da Gruppo CAP, il gestore del servizio idrico integrato della Città Metropolitana di Milano, nell’ambito del POR (Programma Operativo Regionale) FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) 2014-2020 e della Call d’innovazione "Accordi per la Ricerca e l'Innovazione" di Regione Lombardia. 

Unico nel suo genere non solo in Lombardia, ma nell’intero Paese, PerFORM WATER 2030, la cui definizione ufficiale è Platform for Integrated Operation Research and Management of Public Water towards 2030, avrà una durata di 30 mesi, e andrà a formare una piattaforma diffusa di ricerca, sviluppo e implementazione di tecnologie e strumenti decisionali volti a garantire una sempre più efficace gestione del servizio idrico integrato. 

"Gli Accordi per la ricerca lanciati dalla Regione Lombardia, sono strumenti nuovi, che superano la logica del bando, dichiara Luca Del Gobbo, Assessore all'Università, Ricerca e Open Innovation della Regione Lombardia. I progetti come PerFORM WATER 2030, che vede il Gruppo Cap quale capofila, riguardano innovazioni di prodotto o di processo di altissimo profilo e sono stati presentati da una 'rete' costituita da almeno un'impresa (di qualunque dimensione) e un centro di ricerca e/o università. Hanno un effetto leva importante: i 106 milioni finanziati dalla Regione consentono a imprese e centri di ricerca di investire ben 206 milioni di euro. In questo modo diamo ossigeno e spazio a grandi opportunità di sviluppo e di maggior benessere non solo a favore delle nostre realtà imprenditoriali ma a beneficio di tutti i cittadini. Sostenere l'innovazione significa far crescere tutta la Lombardia”. 

“Con PerFORM Water 2030 vogliamo trasformare i nostri impianti e le nostre strutture in veri e propri laboratori per l’innovazione, spiega Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP. L’obiettivo è creare un network di realtà industriali e centri di ricerca che, con un approccio multidisciplinare, possano dare un contributo all’innovazione nei settori che caratterizzano la nostra attività: qualità dell’acqua, recupero di energia e risorse in ottica di economia circolare, analisi dei costi e tariffazione”.

Le attività di intervento del progetto sono di importanza strategica per tutto il settore della gestione delle acque pubbliche, spaziando dalla fornitura costante di acqua di alta qualità alla riduzione della produzione di fanghi, dal recupero di risorse al risparmio e produzione di energia, passando inoltre per la riduzione delle emissioni atmosferiche, dal monitoraggio degli inquinanti emergenti fino all’analisi dei costi e della tariffazione.

Capofila del progetto è Gruppo CAP, monoutility pubblica che ha coinvolto 8 realtà industriali, 2 università e un istituto di ricerca, ognuno dei quali metterà a disposizione le proprie competenze tecniche in un contesto di contaminazione di idee, progetti e conoscenze specifiche. Tra le aziende partner: GeneGIS GI (sistemi informativi per l’ambiente), Hydep (acquaponica e recupero di idrogeno), MMI (modellistica e monitoraggio idrologico), Passavant Impianti (impianti trattamento acque), SEAM Engineering (realizzazione impianti in campo ambientale), SIAD (gruppo nel settore chimico), VEOLIA (trattamento delle acque municipali e industriali), VOMM (impianti per il trattamento e valorizzazione energetica dei fanghi). PerFORM WATER 2030 sarà coordinato scientificamente dal Politecnico di Milano, con la presenza di Fondazione Politecnico di Milano. Prevede inoltre la partecipazione dell’Istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IRSA-CNR) e dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

“PerformWater 2030 permetterà di sviluppare, in campo, ricerche metodologiche e tecnologiche di frontiera, spiega Francesca Malpei, docente del Politecnico di Milano e coordinatrice scientifica del progetto. Per definire nuovi paradigmi nella gestione delle acque, in una prospettiva di sostenibilità, recupero  di  materia ed energia  e circolarità”. 

“Con gli Accordi per la Ricerca, prosegue l’Assessore Del Gobbo, potranno iniziare a lavorare 800 ricercatori "assegnisti". Questo dimostra il nostro impegno contro 'la fuga dei cervelli'; siamo infatti consapevoli che nel nostro territorio possano formarsi i migliori ricercatori, anche di caratura internazionale".

Con 8.765.949 milioni di euro di budget e un finanziamento di 4.499.166 euro, l’iniziativa prenderà vita nelle 5 sedi dei 61 impianti di depurazione di Gruppo CAP, a partire da Bresso, a nord di Milano, dove già da marzo 2017 l’azienda sta sperimentando con successo la produzione di biometano estratto dai reflui fognari. Un progetto grazie al quale la monoutility si è recentemente aggiudicata il primo premio del concorso nazionale “Verso un’economia circolare”, assegnato da Kyoto Club, organizzazione non profit impegnata nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto. 

L’impianto di depurazione di Peschiera sarà invece utilizzato per testare la rimozione avanzata di azoto dai reflui della Città metropolitana di Milano. I siti di San Giuliano Est e Ovest e di Sesto San Giovanni ospiteranno invece attività di ricerca, implementazione e sperimentazione di tecnologie sulla valorizzazione dei fanghi e la rimozione di inquinanti emergenti, mentre la Sala Azzurra dell’Idroscalo, a Segrate, diventerà la base di ricerca e innovazione condivisa di PerFORM WATER 2030 e lo spazio per lo sviluppo di attività di modellazione e di strumenti operativi. 

Questi gli ambiti di ricerca specifici mirati per ogni macro area:
LINEA ACQUA: controllo della qualità delle acque di approvvigionamento e ottimizzazione delle reti di distribuzione, ottimizzazione dei processi di trattamento delle acque reflue con tecnologie innovative per soddisfare i più stringenti limiti di qualità allo scarico, monitoraggio di inquinanti emergenti ed emissioni in atmosfera.
LINEA FANGHI: riduzione della produzione dei fanghi di depurazione, valorizzazione termica dei fanghi e recupero di energia e materie prime.
LINEA RECUPERO ENERGIA E MATERIA: recupero di energia e materia all’interno degli impianti, upgrade del biogas a biometano, ottimizzazione delle operazioni di digestione anaerobica.
LINEA ACCETTABILITÀ’ SOCIALE ED ECONOMICA DELLE TECNOLOGIE attraverso il coinvolgimento degli stakeholder e analisi avanzate dei costi e della tariffazione.

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